La crisi del sistema impresa. Le prospettive dei player coinvolti nelle attività di risanamento e di ristrutturazione.

La crisi del sistema impresa. Le prospettive dei player coinvolti nelle attività di risanamento e di ristrutturazione.

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Le domande, alle quali abbiamo cercato di rispondere, nel seminario all’interno dei corsi di Management tenuti dai Proff. Sergio Barile e Giuseppe Sancetta presso la Facoltà di Economia della “Sapienza” Università di Roma, sono state:

  • Quale deve essere il comportamento da tenere da parte degli imprenditori nel governare la crisi ?
  • Esistono delle norme di legge che tutelano ed aiutano le aziende in crisi?
  • Come può un’azienda uscire dalla crisi?
  • Esistono delle figure professionali specializzate nel risanamento delle aziende in crisi?

Gli intervenuti rappresentavano tutte le professionalità coinvolte nella crisi d’azienda:

  • Il manager della crisi
  • L’advisor finanziario
  • L’advisor legale
  • L’attestatore del Piano
  • La banca

Andiamo in ordine dunque, analizzando ciò che è emerso:

  • Quale deve essere il comportamento da tenere da parte degli imprenditori nel governare la crisi ?

La crisi d’azienda è un momento estremamente complesso, dove sono necessarie alcune figure professionali, molto specializzate e dotate di estrema tecnicità.

L’imprenditore, anche il più bravo, senza un adeguato supporto, difficilmente riesce a capire quali sono le corrette cose da fare per guidare la  sua impresa fuori dalla crisi. Il mondo attorno a se è, infatti, totalmente mutato, come abbiamo avuto occasione di dire nel passato, si sono incrinati i rapporti, anche personali, con tutti i player (fornitori, banche, clienti ed anche dipendenti)  che invece avevano sempre dimostrato di avere fiducia nel suo operato.

Molto spesso a tali, evidenti, mutate condizioni dell’azienda si reagisce volendo nascondere la crisi, minimizzandola, sperando in operazioni straordinarie che poi difficilmente si realizzano. Invece, proprio in questo momento, deve emergere la forza dell’imprenditore nel riconoscere la crisi ed individuare i suoi alleati nella soluzione della crisi. Gli argomenti trattati nella crisi sono, infatti, troppo complessi e specifici per poterli internalizzare nella struttura manageriale che, invece, dovrà continuare ad occuparsi della gestione ordinaria. E’ necessario affidarsi a degli specialisti perché l’azienda in crisi lotta con un pericolosissimo nemico: IL TEMPO.

La crisi ha, infatti, una velocità di propagazione che segue una progressione geometrica bisogna intervenire quando ancora i numeri consentono un risanamento senza aver compromesso le relazioni con i fornitori, le banche e soprattutto con i clienti.

Non c’è una soluzione valida per ogni crisi, ma ogni crisi ha una sua valida soluzione che può essere la vendita dell’azienda, la liquidazione governata o il risanamento. L’importante è non farsi trascinare dalla crisi ma guidarla.

  • Esistono delle norme di legge che tutelano ed aiutano le aziende in crisi?

Rispondiamo subito alla domanda: esistono. Solo che esse sono collocate all’interno della nuova legge fallimentare. Ebbene si. La nuova legge fallimentare non disciplina più le modalità del solo fallimento ma FORNISCE GLI STRUMENTI GIURIDICI PER LA SOLUZIONE DELLE CRISI D’IMPRESA. La norma, infatti, recependo alcune direttive comunitarie, contempla l’interesse generale nel risanamento delle aziende per il loro impatto sull’occupazione e sull’economia sociale.

In particolare gli articoli messi a disposizione per le soluzioni delle crisi aziendali sono tre:

  • Art. 67 terzo comma lettera D
  • Art. 182 Bis (con i vantaggi connessi con il 182 Ter)
  • Art 160

Per una panoramica di tali strumenti giuridici si rinvia all’apposito articolo.

Ruolo estremamente importante è assunto in queste soluzioni alle crisi aziendali dalla figura dell’esperto che ha una funzione indipendente e garante nei confronti dai terzi. Nella fattispecie analizzata, ossia l’attestazione del piano sulla base dell’art. 67, l’attività del professionista si sostanzia:

  • in un’analisi finalizzata a verificare l’attendibilità dei dati iniziali;
  • in un in esame della ragionevolezza delle ipotesi previsionali del Piano;
  • in un giudizio sull’idoneità del Piano a consentire il risanamento dell’esposizione debitoria della Società ed il riequilibrio della sua situazione finanziaria;

Come sarà chiaro l’attività dell’esperto è molto delicata in quanto si concretizza in una valutazione sulla manifestazione di eventi futuri. Tanto più lo scenario d’azione è rischioso, tanto maggiori dovranno essere le cautele dell’esperto nell’espressione del proprio giudizio. Naturalmente, il lavoro dell’esperto non può mai essere valutato ex post, ma solamente sulla base dei dati e delle informazioni disponibili al momento del rilascio dell’attestazione.

Da quanto sopra espresso, non bisogna avere paura di utilizzare gli strumenti giuridici messi a disposizione dell’imprenditore e dei terzi e che, proprio da tali strumenti sono tutelati nelle attività di risanamento dell’azienda.

Tali strumenti, è bene dirlo, sono tanto più efficaci e meno costosi quanto prima si agisce per attivarli e con il loro ausilio combattere la crisi.

  • Come può un’azienda uscire dalla crisi?  Esistono delle figure professionali specializzate nel risanamento delle aziende in crisi?

Visto quanto sopra, riepiloghiamo sinteticamente quali sono le azioni da compiere per combattere la crisi in modo fattivo:

I.     Individuare le ragioni della crisi

II.   Predisporre una strategia di medio lungo periodo

III.   Individuare un team d’advisors che aiuti, se si chiede la collaborazione dei terzi (banche, fornitori e in alcuni casi, fisco), all’individuazione della corretta norma della legge fallimentare da utilizzare

IV.   Predisporre un piano industriale

V.    Trovare l’accordo con i terzi (essenzialmente banche, fornitori e dove previsto fisco)

VI.  Attuare il piano industriale

I. Individuazione della ragione della crisi

Sull’individuazione delle ragioni della crisi, essendo specifiche per ogni realtà, propongo soltanto alcuni esempi molto frequenti, anche qui rinviando al mio precedente articolo per i maggiori approfondimenti.

  • Eccessivi o scarsi investimenti
  • Mercato maturo ed in recessione
  • Eccessivo stock di magazzino
  • Clienti (specie se pochi) incagliati che non pagano regolarmente
  • Fornitori in crisi che hanno ridotto i tempi di dilazione
  • Problemi legali o mutamenti della normativa di riferimento

II.Predisporre una strategia di medio lungo periodo

La società deve immaginare il suo futuro dopo la crisi e la strada per arrivarci. Pertanto, le operazioni che di solito s’immagina di compiere sono:

  • Riduzione dei costi (utilizzazione di ammortizzatori sociali, spese generali, chiusura di rami d’azienda etc)
  • Riduzione o al massimo mantenimento nel breve periodo dei livelli di fatturato per poi crescere all’avvenuto risanamento, laddove ne ricorrano i presupposti
  • Trasformazione del debito da breve a medio lungo termine con uno stand still e mantenimento delle linee di breve
  • Dismissione asset non strategici
  • Rafforzamento della reputazione aziendale che il periodo di crisi avrà sicuramente compromesso
  • Creazione od ottimizzazione degli strumenti di controllo di gestione

III. Individuare un team d’advisors

Il tempo è un fattore discriminante nella soluzione della crisi aziendale, pertanto la scelta degli advisor è un passo decisivo che non si può  sbagliare senza compromettere la continuità dell’impresa.

Inoltre, a mio modo di vedere, tutti i professionisti coinvolti devono agire in ottica sistemica, ossia lavorare coordinati e contemporaneamente. Tale modalità operativa ha lo scopo di  arrivare molto velocemente a redigere un piano industriale da presentare alle banche al fine di ottenere un supporto finanziario per il riequilibrio aziendale. Tale metodologia di lavoro è assolutamente necessaria se vogliamo che l’articolo di tutela scelto della legge fallimentare all’inizio del processo di ristrutturazione non sia più valido quando si arriva all’accordo con banche o terzi costringendo tutti a rifare il lavoro ed a perdere proprio la cosa più importante nella crisi ossia il tempo. Più la crisi si fa pesante e più sarà difficile uscirne e riconquistare la fiducia di fornitori e clienti.

In tale ambito risulta fondamentale il supporto  del cosiddetto “manager della crisi” o CRO (Chief Restructuring Officier). Egli ha il compito essenziale di aiutare l’imprenditore nella scelta degli advisors trattando con loro sulle modalità ed i costi dell’intervento, garantendo la regia di tutto il processo di risanamento e agendo operativamente all’interno dell’azienda per la riorganizzazione ed in questo modo garantendo le banche ed i terzi sull’effettiva realizzazione del piano. Inoltre ha la funzione, non trascurabile,  di cuscinetto “culturale” tra gli organi del risanamento (advisors e banche principalmente) e l’imprenditore.

IV.Predisporre un piano industriale

Nella redazione del piano industriale è necessaria una considerazione preliminare: in una crisi tutto è più difficile. Quindi  è necessario sviluppare alcune ipotesi  metodologiche quali:

  • Come si comportano i competitors ?
  • Il mercato di riferimento come si muove ?
  • Siamo in grado di mantenere la market share ?
  • Quali sono le azioni che abbiamo già fatto o che siamo in grado di fare ?

In tale lavoro, il ruolo dell’advisor finanziario è fondamentale proprio come aiuto nelle logiche che possono governare il futuro dell’impresa e quindi nella trasposizione dei dati attuali verso quelli prospettici. Le sensitivity analysis è fondamentale per poter aggiustare al meglio le modalità operative in cui poi l’azienda, nella realtà, dovrà innestare il proprio operato.

V.Trovare l’accordo con i terzi (essenzialmente banche, fornitori e dove previsto fisco)

Il business plan normalmente prevede il coinvolgimento di terzi soggetti nell’attività di risanamento. Se la società ha inteso usare l’art. 67 l.f. gli accordi tra le parti sono del tutto privatistici, nei casi d’artt. 182 Bis o 160 ci dovrà essere un giudizio espresso dal tribunale.

I soggetti maggiormente coinvolti e maggiormente strutturati, in tali attività sono le banche, che esercitano un ruolo fondamentale nel risanamento dell’impresa in crisi. Per ricevere il loro sostegno sarà necessario intraprendere un’azione di comunicazione che le render‡ edotte su:

  • Le ragioni per cui si ricorre al piano di risanamento
  • Quali sono le strategie di risanamento
  • Quali sono gli effetti finanziari ed economici ed il tempo necessario per il riequilibrio finanziario
  • Il contenuto della proposta di ristrutturazione del debito ed eventualmente di nuova finanza o finanza urgente
  • I rischi per l’impresa e per i creditori nel caso di mancata accettazione del Piano

Il ruolo dell’advisor finanziario è essenziale e la sua reputazione rappresenta una garanzia di serietà del piano. Soprattutto nel caso di Piano asseverato, previsto dall’art. 67, mancando il momento di giudizio del tribunale e lasciando alla negoziazione privatistica le modalità dell’accordo, molto rilevante sarà la fase di negoziazione negli importi, nelle modalità e ribadiamo, dei tempi.

Molto spesso le banche richiedono alcuni coventants, ossia alcuni impegni nella gestione dell’azienda da risanare. I più comuni impegni possono essere:

  • Non realizzare operazioni straordinarie
  • Non effettuare nuovi investimenti o cedere immobilizzazioni
  • Non costituire in favore d’altri creditori diritti reali di garanzia sui beni o crediti
  • Inserire nel cda un membro rappresentativo delle banche

Le banche hanno, infatti, l’obiettivo di proteggere la qualità dei propri asset creditizi in portafoglio e pertanto al raggiungimento d’alcune condizioni di piano, tendono a aderire agli accordi. Sempre più spesso però, malgrado vi sia anche l’intervento di un professionista terzo che attesti la ragionevolezza del piano (come richiesto dall’art. 67 l.f.), richiedono un IBR (Indipendent Business Review) al fine di verificare i contenuti, sempre più complessi, dei Piani industriali di risanamento.

Gli accordi con le banche possono prevedere moltissime modalità d’intervento, ne sintetizziamo alcune:

  • Stand still agreement: ossia l’accordo per il pagamento dei soli interessi e l’inesigibilità della linea capitale fino ad una certa data.
  • Consolidamento e riscadenzamento del debito: ossia il debito scaduto sarà pagato in un periodo di tempo congruo per la riuscita dal piano. Si trasforma la qualità del debito da breve a medio lungo. Il consolidamento può agire in abbinamento con lo stand still o con la promessa che i debiti che si formeranno da un certo momento in poi, saranno pagati senza alcuna dilazione. Altra opzione si ha con l’apposizione di un bullet alla fine del perido.
  • Remissione dei debiti o pagamento percentuale (falcidia) degli stessi
  • Conversione del debito: in capitale di rischio o in merci
  • Diminuzione dei tassi d’interesse bancari sui finanziamenti o sull’autoliquidante.
  • Aiuto nella ricapitalizzazione da parte di banche: finanziamento della società applicando un moltiplicatore delle somme che l’imprenditore immette nella società sottoscrivendo un aumento di capitale (ad esempio con un aumento di capitale per 1 milione d’Euro moltiplicatore 2,  il finanziamento sarà concesso per 2 milioni d’Euro)
  • Concessione di nuova finanza, presumibilmente garantita, a condizioni compatibili con il Piano con il mantenimento delle linee di credito autoliquidanti
  • Trasformazione del debito risultante dalle linee autoliquidanti in medio lungo termine con mantenimento delle linee autoliquidanti.

Il panorama che è emerso è che vi sarà una sempre maggiore selezione delle società che potranno essere aiutate nel risanamento. Solo chi avrà le condizioni di ripresa stabile, avrà la chance di ottenere collaborazione dal mondo esterno che, sempre più, vorrà garantirsi e controllerà la reale intenzione dell’impresa nel seguire una strada virtuosa, dimostrando che la crisi è stata soltanto un momento critico all’interno di un brillante percorso imprenditoriale.

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